DRM: cos’è?
L’acronimo DRM sta per Digital Rights Management (gestione dei diritti digitali), ma in molti preferiscono dargli il significato di Digital Restrictions Management (gestione delle restrizioni digitali). Di cosa stiamo parlando? Si tratta di un insieme di tecnologie più o meno diffuse che hanno lo scopo di controllare l’accesso degli utenti ai contenuti multimediali (audio, video, ebooks o software) da essi regolarmente comprati.
Sono quindi misure per combattere la pirateria e per meglio controllare il mercato. Un esempio è il negozio di musica iTunes: vi sono dei limiti ben precisi sul numero di computer sui quali è possibile riprodurre i brani comprati, sul numero di volte che essi possono essere masterizzati e da quali lettori musicali possono essere riprodotti.
La conseguenza più diretta dell’introduzione di tecnologie DRM è la limitazione della libertà degli acquirenti, come questo chiarissimo video dimostra:
Fortunatamente sempre di più le major della musica si stanno rendendo conto che l’utilizzo di queste tecnologie non paga: sono facilmente aggirabili (anche se è proibito dalla legge) e sono viste in modo negativo dall’utenza. Per questi motivi stanno aprendo nuovi negozi online che offrono musica non protetta; ad esempio Amazon ha lanciato una sezione dedicata alla vendita di mp3 senza DRM (per ora disponibile solo in America).
E’ però troppo presto per dichiarare morti i DRM: sono ancora ampiamente utilizzati nella distribuzione di video e di ebooks (questa volta anche da Amazon, con il suo lettore di libri digitali Kindle).
Per saperne di più: http://www.defectivebydesign.org


[...] Ricordate quando ho detto che il drm limitava la libertà degli utenti? [...]